La lotta tra noi

Fermati.
Mare di fuoco e acqua torbida che segni a vita; 
sei sconosciuto. 
Sto partorendo la mia anima su questa spiaggia,
ed è da tempo che non bevo.

Ho sete. 
Ti scongiuro. 
Calmati.
Bere dalle maree che ti lasci dietro controllandole è un supplizio,
anche se nuoterei con loro senza tracce di te sotto una luna pura;
fin dove le madri sirene che le hanno partorite pregano il fatto.

Tu che metti su menti azzardi prima che si bagnino di queste acque, ancore giganti di vissuto; catene demoniache di ragione narcisista.
Ti supplico.
Sono appena nata.
Non trucidarmi con crudeltà che non conosco. 
Non annegare il nuovo,calma la tua ira.
Desidero provare.

Voglio salvare la larva celeste che è da troppo sui tuoi fondali. 
Grida aiuto nei miei sogni.
Voglio donarle l’aria.
Straparla dal viscido,
uccidere i vermi cianuro prigione e liberarla su seta.
Domani potrebbe splendere e volare leggera e pura, 
su quest’oggi plasmato da mente impaurita.

Che tu possa provare pentimento...
Ora che ho placcato la mia sete.
Caino atroce! Non farmi annegare!
Ti chiedo pietà per le maree viscose che hai nutrito su ritmi di avida belva, falle riposare.
Ora sputo il fuoco che mi consuma e loro prendono forze danzando lentamente sulla tua pece.
Lo stesso che tu hai partorito prima che io rinasca dal grembo fenice.

Lo vomito con fauci pazze e sogni, soffiando via con ogni parte di me le tue ceneri.
Il mio fuoco è puro.
Che Chernobyl è un tuo verme nei confronti dell’orrore che scatena, è muto, rispetto alle mie urla.
E le maree sono già più limpidi,non saranno mai pure ma ora vedo il fondale.

Non prendertela e fermati.
Sei passato.

(Foto dal web)


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