L'Aressa
Non ho mai capito a fondo cosa ci spinge a prendere determinate decisioni.
Le circostanze, ecco.
Immagino che a parte la razionalità e l'impulsività ci sia anche un susseguirsi di azioni e reazioni che parte dai nostri gesti e continuano nelle persone con cui interagiamo.
La comparazione che mi viene in mente, anche se provo un certo senso di disgusto, sono i ragni.
Nell'essenza somigliamo tutti a dei ragnetti impegnati nel tessere la propria tela relazionale annodata a quelle che ci circondano.
Con il nostro vissuto, l'equilibrio costruito dalla pesantezza dei propri macigni e le emozioni che ci fanno sentire leggeri.
Non sempre però siamo in grado di creare legami elastici e resistenti con gli altri. Lo scopriamo solo quando stanno per rompersi.Nei momenti in cui smettiamo di credere siamo incapaci di rafforzare i fili deboli, di conseguenza perdiamo la speranza.
Ci sentiamo rigidi,ciechi,impotenti.
Inutili.
E se le ragnatele attaccate alla propria sono anch'esse precarie, o peggio, i nostri vicini di cuore non sono propensi ad agire per sorreggerci, le visioni costruite dalle paure si avverano.
Ci ritroviamo spiaccicati a terra dopo non molto costretti dalla sofferenza a rimanerci.
C'è chi è abbastanza forte da trovare il modo per risalire, poi ci sono gli arresi, che restano a terra divagando con lentezza fino a morire.
Ma e proprio fra loro che raramente accade una meraviglia.
Chi si arrende veramente rinuncia a tutto, a ciò che rappresentava prima di cadere, a se stesso.
Non agisce, niente sforzi per guarire o interventi,lasciando semplicemente scorrere il tempo come in letargo, senza proprio pensare.Non se ne rende conto di quanto è fortunato, ignaro del suo gesto così importante.
La decisione pian piano riduce tutte le corazze del passato in polvere e nonostante ciò prova un senso di beatitudine, si sente leggero.
Rimane solo con il vero Se, l'anima.
È così che inizia la rinascita.
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