Incanto avvelenato

Settembre.

Perlustro un giardino che si affaccia sul mare possente, oggi docile e tranquillo.
Mi affascina, e guida i miei passi alla scoperta di tutte le sue piante piene di mistero,gli alberi incantati, sterrato e fontane senza tempo, e stendermi per riposare sul suo muschio verde scuro ricoperto di salsedine.

Al centro sotto una quercia grande illesa,tenebrosa e subdola,c’è un roseto fresco ammalato dal malessere.
Non richiama aiuto, non ne ha più forze, ne ha posato rimasugli su dei germogli nuovi contando di farcela da solo.
Eppure le sue foglie sono ruggine strazio, le ultime rimaste dopo un lungo pianto che l’hanno svestito. I suoi rametti piangono catene vecchie e le sue spine sono grigie pietre, ormai cadute tutte per quanto si è difeso.
Selvatico velluto schiuso a metà di un rosso sangue sacro, che lotta contro quest’immensa ombra.

Lascia che io ti copra col caldo del cuore , a finché tu stia bene mentre paziente poto i rami perché ci arrivi il sole, tolgo il sudiciume che ti adorna e il veleno con le foglie morte.
Sprigiono il buono che mi è rimasto a finché possa aiutarti a sanare.
E scavo con dolcezza, lentamente senza privarti dei tuoi sali o ferirti,a finché tutte le radici putride dolenti siano tolte, accarezzando e coprendo quelle buone, senza avidità o troppa fame.Ti resto accanto,riposiamo insieme, ne abbiamo bisogno.
Stanotte bevi dai miei sogni, prendi forza, continua sbocciare e guarda coi miei occhi.

Tu lascia.Io lascio.Che sia.
Insieme curare le ferite si fa prima.
Stai già brillando con le prime luci della notte avvolto di nuova rugiada.
Ora persino il vento ha smesso di piangere davanti a te splendore rosso vivo.
Mi lascio prendere, sogno ti tingermi del tuo colore pur pungendomi in nuove spine.
Tu lascia.Io lascio.Che sia.
Ora ti accarezza anche la luna, e domani il sereno dei cieli.

Settembre...

Non primavera, eppure il mondo vuole tornare alla vita, dolce colpa del verde ribelle che rinasce.





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